Siena celebra i cento anni del serbatoio di Vico Alto
Data: 25 Settembre 2026
Oggi (25 settembre) la cerimonia con il sindaco Fabio e il presidente Renai per ricordare la costruzione dell’edificio
che da un secolo accoglie e raccoglie l’acqua del Vivo
Siena celebra i cento anni del serbatoio di Vico Alto. Oggi (25 settembre) si è tenuta la cerimonia commemorativa, organizzata congiuntamente da Comune di Siena e Acquedotto del Fiora, per il centenario della realizzazione di una delle infrastrutture idriche storicamente più rilevanti per la città, che da un secolo accoglie e raccoglie l’acqua proveniente dalle sorgenti amiatine del Vivo. L’iniziativa si è aperta con un contributo storico a cura di Benedetto Bargagli Petrucci, a cui sono seguiti gli interventi istituzionali del Sindaco di Siena Nicoletta Fabio e del presidente del Fiora Roberto Renai. Presenti all’evento anche l’assessore del Comune di Siena Massimo Bianchini, l’amministratore delegato del Fiora Anna Varriale e il membro del consiglio di amministrazione del Fiora Andrea Corsi. A seguire è stata svelata la targa commemorativa apposta sull’edificio.
“Celebrare i cento anni del serbatoio di Vico Alto significa ricordare non soltanto un’importante infrastruttura – afferma il Sindaco di Siena Nicoletta Fabio – ma anche un capitolo della storia di Siena e del suo rapporto, antichissimo e particolare, con l’acqua. La nostra è una città che per la sua conformazione e per l’assenza di grandi corsi d’acqua ha dovuto nei secoli ingegnarsi per reperire e distribuire questa risorsa essenziale. Ne è testimonianza straordinaria la rete dei Bottini, gli acquedotti sotterranei medievali che percorrono il sottosuolo cittadino e che ancora oggi alimentano le nostre fonti storiche. Un patrimonio di ingegno, lavoro e conoscenza che racconta quanto l’acqua abbia sempre rappresentato per Siena una risorsa da cercare, custodire e utilizzare con attenzione. In questa lunga storia si inserisce anche il serbatoio di Vico Alto. Quando fu realizzato, nel 1926, rispondeva alle esigenze di una città che stava cambiando e crescendo. Oggi, cento anni dopo, possiamo riconoscere il valore e la lungimiranza di quell’opera, che ha accompagnato lo sviluppo di Siena garantendo nel tempo un servizio essenziale alla comunità. C’è quindi un filo ideale che unisce i Bottini, le fonti storiche e le infrastrutture moderne: è la capacità di Siena di prendersi cura dell’acqua e di pensare al futuro attraverso opere destinate a durare nel tempo. Ed è proprio questo il significato che possiamo attribuire alla targa che abbiamo scoperto oggi: conservare la memoria, ma soprattutto trasformarla in responsabilità verso chi verrà dopo di noi”.
“Ringrazio il Sindaco Nicoletta Fabio e il Comune di Siena per aver voluto celebrare insieme a noi questo importante centenario – dichiara il presidente di Acquedotto del Fiora Roberto Renai – sia per ricordare il secolo di vita di questo prezioso tesoro d’acqua a servizio della città, sia per sottolineare il valore dell’opera come luogo di storia e memoria, nonché il legame tra la disponibilità dell’acqua, la crescita della città e il lavoro dell’uomo in armonia con la natura. Un pensiero particolare va all’ingegner Luciano Conti che oltre un secolo fa progettava sia questa infrastruttura strategica come serbatoio terminale, sia l’intero Acquedotto del Vivo che dalle sorgenti dell’Amiata giunge fino qui, dando a Siena quell’acqua pura che da secoli andava cercando. È questo il senso della targa che abbiamo svelato oggi, richiamando l’impegno a salvaguardare questa eredità per il benessere della comunità e del territorio, guardando al futuro e alle nuove generazioni”.
L’adozione di un serbatoio di tipo terminale era già prevista nel progetto di massima per l’acquedotto del Vivo d’Orcia del 1895 e gli studi successivi confermarono la maggiore economicità di questa soluzione rispetto alle altre. La struttura venne progettata da Luciano Conti nel 1905 ma incontrò una serie di problemi di natura progettuale e finanziaria, venendo poi ridimensionata nel 1924 per opera di Mario Vanni. Inaugurato nel 1926, garantiva una distribuzione uniforme dei carichi piezometrici nella rete idrica urbana di Siena e una loro minore oscillazione nel passaggio tra i maggiori e i minori consumi, aspetto fondamentale per la stabilità e la tenuta delle condotte. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 28 giugno 1944, il serbatoio di Vico Alto venne gravemente danneggiato dall’esercito tedesco in ritirata, che ne minò diversi apparati, rendendolo inservibile per molti mesi. Fu grazie all’intervento rapido e urgente delle truppe alleate, utilizzando i fondi dei danni di guerra (1946-1947), che il serbatoio tornò dapprima a funzionare in maniera parziale, fino al 1948, anno in cui l’ingegner Andrea Mascagni ne curò il la ricostruzione definitiva e il collaudo, modificandone il disegno rispetto al progetto originale.
Questo il testo della targa affissa sulla parte esterna del serbatoio di Vico Alto: “In questo luogo ricco di storia e di memoria, custode della più preziosa tra le risorse naturali, fonte di vita e di prosperità, celebriamo i cento anni dalla sua costruzione frutto dell’ingegno e del lavoro dell’uomo in armonia con la natura. Con l’arrivo dell’acqua da Vivo d’Orcia, qui raccolta e tutelata a servizio della città, Siena ha ricevuto in dono dalle sorgenti dell’Amiata linfa pura e durevole per il canto delle proprie fonti. Oggi confermiamo il nostro massimo impegno a salvaguardia di quest’opera strategica, nel segno della tutela della risorsa idrica e della sostenibilità, per il benessere della comunità e del territorio guardando al futuro e alle nuove generazioni”.
Oltre alla targa, è stato rinnovato il pannello dedicato a Luciano Conti, mantenendo la stessa impostazione grafica e la presenza dei loghi istituzionali. La giornata commemorativa si è conclusa con una visita guidata all’interno dell’impianto. Sul sito del Fiora è disponibile una nuova sezione interamente dedicata al centenario del serbatoio, con informazioni storiche e foto d’archivio (link nella home page).
Il serbatoio di Vico Alto alimenta attualmente 280 chilometri di rete di distribuzione, con circa 22mila utenze collegate direttamente; ogni anno distribuisce oltre 5,5 milioni di metri cubi di acqua provenienti dalle dorsali del Vivo e dai pozzi del Luco e ha una capacità di compenso di 5mila metri cubi di acqua.












